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BRAVO ALEMANNO, HA VINTO PERCHE’ SE LO MERITA – Domanda: dopo la sconfitta schiacciante subita due anni fa da Veltroni, quanti avrebbero deciso di ricandidarsi alla medesima poltrona di sindaco di Roma? Pochi, forse nessuno, eccezion fatta per uno: Gianni Alemanno. Il quale non solo s’è ricandidato verso una vittoria improbabile (ma non impossibile), ma in questi due anni con umiltà è tornato sul territorio. Come? In due modi: diventando il Presidente Provinciale della Federazione romana di An, ma soprattutto occupandosi della città nella sua veste di Consigliere Comunale. Ripeto: quanti avrebbero fatto come lui? Alemanno è un gran lavoratore, instancabile, operativo, che pretende tantissimo, ma soprattutto che ama mettersi di continuo alla prova. E questa vittoria è la dimostrazione che c’è un modo di far politica che paga. Paga essere umili, paga fare un passo indietro se pur rischioso rispetto alle posizioni precedentemente acquisite, paga soprattutto darsi da fare anche quando i sondaggi ti sono contro. Proprio per questo Alemanno è un esempio da seguire: un uomo che non si è arreso, che umilmente si è rimesso a lavorare e che alla fine -come in una favola- ha vinto. Bravo Alemanno, questa vittoria se la merita tutta quanta, perché questo risultato premia sì il Pdl, ma premia soprattutto l’uomo politico. Che sia d’esempio.
Alemanno ha rappresentato (e rappresenta) il nuovo, e come tale è riuscito a portare l’opinione pubblica (e anche il suo avversario) sui suoi temi: temi realistici, mica quelli di “Alice nel paese delle meraviglie”. Per molto, troppo tempo, la sinistra ha gestito Roma in modo privatistico (e non pubblico) arrivando a farci credere che i problemi della Capitale non erano poi tanti, e i pochi che c’erano si potevano risolvere dall’oggi al domani. Balle. Roma -dopo 15 anni di malgoverno- è visibilmente un passo indietro rispetto ad ognuna delle principali capitali europee su temi come la sicurezza, il decoro urbano, la vivibilità, le prospettive future di famiglia e impresa, i servizi al cittadino e chi più ne ha più ne metta. Eppure pareva che fra inaugurazioni (fatte e rifatte) ed eventi mediatici, a Roma non ci si poteva lamentare. Eccome no: così facendo, perdendo quindi il senso della realtà, il centrosinistra ha perso la cosa più importante: il contatto non con gli elettori, ma bensì con i cittadini. E questo si paga, si paga sempre, e il prezzo è altissimo. Perché il governante che cede alla supponenza, all’arroganza e alla prepotenza, prima o poi paga dazio. Di qualunque colore esso sia.
(tutto questo è stato copia-incollato da destrasociale.org)
CI SPERAVO,MA NON CI CREDEVO.
ATTENDEVO QUESTO GIORNO DAL LONTANO 1993.E FINALMENTE IERI E' STATO COME SE LA ROMA AVESSE DI NUOVO VINTO LO SCUDETTO DOPO ANNI DI VUOTO.
FASTIDIOSETTA FREGANDOSENE(me ne frego?banali)DI QUELLI CHE STORCERANNO IL MUSO
Domenica 27 aprile,cioè ieri,si è svolta a Roma in Piazza Santa Maria in Trastevere la guerra dei cuscini.
Non so quanti eravamo.So solo che la piazza era stracolma.
Arriviamo sul posto con i nostri cuscini in mano e cominciamo a guardarci intorno.
Ero in compagnia di 5 siciliani.Uno dei quali è un blogger di splinder,ovvero Puffomynkja(punto splinder punto com).
Quest’ultimo si presenta con una fascia in testa e dei segni neri sul volto fatti grazie all’ausilio di un dito ed una marmitta.
Subito cominciano a fotografarlo come si fa con un fenomeno da baraccone.Lui(Puffo)noto per “NON essere minimamente una persona esibizionista” si lascia immortalare nelle pose più assurde.Tra tutte ricorderò quella di lui che morde voracemente il cuscino.
In piazza si sta fermi,fissando l’orologio sul campanile della chiesa.La gente è in fibrillazione.Scattano le 18 e poco dopo,al suono della campana,si scatenerà l’inferno.
I primi 5 minuti sono stati terribili.Trovandomi nel centro della bufera prendo subito tremende cuscinate in testa(di cui porto ancora il ricordo sotto forma di lividi e rintronamento acuto),ma tremo quando,dopo le prime due cuscinate mi accorgo che sul mio cuscino si mostra fiera una MACCHIA DI SANGUE.Non saprò mai da dove è venuta e come ci è arrivata.
Dopo aver superato l’istinto iniziale di scappare via,rimango nella mischia e comincio a picchiar duro intorno a me.Il colpo che ho sferrato con più orgoglio è stato quello ad un ragazzo che teneva il cuscino in mano e pensava dubbioso a chi dare la sua cuscinata.Io lo guardo e gli dico:non ci pensare troppo.E gli sferro una cuscinata sugli attribbbuti.Lui ride e ricambia.Ma con delicatezza.
Nel mentre il gruppo di amici si sperde e si ritrova come per magia tra la folla.Ci scambiamo colpi anche tra di noi.
Gruppi di fomentati daranno vita a vere e proprie cariche.Io preferirò atmosfere più rilassate dove scambiarsi cuscinate con meno violenza.
Puffomynkja è il più instancabile.Rimane nella mischia a sferrare cuscinate sempre più convinte.Si fa odiare dalla gente intorno con estrema facilità.Una ragazza lo vede e gli dici:eccoti.ti stavo cercando.E comincia a picchiarlo con una forza mai vista.
A ripetizione si decide di caricare lo sfigato di turno.
Tutti addosso al tizio col pigiama!
Tutti addosso alla “piccoletta”(ragazza minuta)!
Quella è troppo pettinata.Tutti addosso a lei.
Io,colta da un momento d’amore fulminante nei confronti dell’amico Puffo,incito un gruppo di ragazzi a colpirlo.E al mio grido “TUTTI ADDOSSO A QUELLO CON LA FASCIA ARANCIONE” Puffo si vede venire incontro un gruppo di persone pronte ad ucciderlo.
E’ stato un momento catartico.E il suo “BASTAAAAAAAARDA” m’ha commossa.
Fabio,un amico di Puffomynkja si sdraia per terra con la testa sul cuscino fingendo di dormire,quando una ragazza dai modi gentili gli chiede con dolcezza:posso infierire su di te?
Lui,ovviamente risponde di si.E cominciamo a prenderlo a cuscinate mentre fotografi improvvisati e non ci immortalano.
La guerra finisce.Noi siamo distrutti.Puffomynchja afferma convinto d’essere esausto...quando all’improvviso si sente il conto alla rovescia per l’ultima carica...
3,2,1...e Puffo,urlando ZEEEEEEEEEEERO, si tuffa nella mischia.
Sarà una scena che porterò nel cuore.Quella di un uomo senza vergogna e dignità.Meraviglioso.
Sudati,sporchi ma contenti decidiamo di andar via.
Prima però,insieme a tutti gli altri ragazzi,puliamo la piazza.Momento bellissimo e di grande civiltà.Ordinatamente raccogliamo le piume e altri detriti da terra.
La giornata si concluderà benissimo con noi a mangiare i nostri kebab in mezzo al Tevere.In mezzo alle piume che il vento faceva volare...creando un atmosfera pazzesca.
Sdraiati a fissare il cielo.Le stelle.A ridere e chiacchierare.
Mi sento di ringraziare questi 5 siciliani per la giornata che m’han fatto passare.
E da oggi in poi non girerò mai più senza un cuscino sotto il braccio.
Oggi pomeriggio mi trovavo alla stazione Termini.Ero di ritorno dalla sagra del carciofo di Ladispoli.Ma questo non è importante ai fini del discorso.
Sul binario,mentre mi facevo largo tra il fiume di gente sempre di corsa,scorgo una coppia che si stava salutando.Il treno era li li per partire.Lei era seduta accanto al finestrino.Lui attaccato a quella porzione di treno la fissava e le parlava a gesti e scandendo lentamente le parole con la bocca.
Li ho visti e mi son tornati alla mente giorni lontani.Mi giro verso mia sorella e le dico:un pò mi mancano gli addii alla stazione.
Mia sorella(chiamata anche donna yogurt)mi dice: beh,tu sei fatta male.
E’ che un pò di giorni fa mi son ritrovata a parlare con una coppia di amici che sta vivendo la loro relazione a distanza e ascoltandoli,consigliandoli...mi sono rivista in un periodo particolarmente bello della mia vita.
Per due anni della mia vita,la stazione è stata la mia seconda casa.Ricordo le ore passate col naso all’insù ad aspettare che sul tabellone comparisse il binario dell’eurostar proveniente da Venezia S.Lucia.
Eurostar che era sempre in ritardo.
Ecco,bene.Come al solito arrivava al binario uno ed io a correre.Li sul binario ad aspettare di vedere in lontanaza la motrice.E quando la scorgevo il cuore batteva forte,le gambe tremavano.Ogni volta come la prima volta.Anzi forse ogni volta sempre in modo più intenso.
Dal treno scendevano miliardi di persone.Maledette.Mi mettevo sulle punte per vedere il più in la possibile.Ed ecco che da dietro mi sentivo toccare la spalla e girandomi mi ritrovavo davanti Lui.Un abbraccio e un bacio lungo un eternità.Sentire il suo odore.Un sorriso stampato in faccia.
E le solite frasi:
Amore,è adato bene il viaggio?
Ecco amore t’ho preso il biglietto.In 15 minuti siamo a casa.
Toccargli il viso.Rimanere a fissarlo.Perchè i giorni di lontanaza avevano cancellato tanti particolari dalla mia memoria.Si,si...è proprio lui.E’ qui.
E Roma mi sembrava finalmente Roma ora che Lui m’era accanto.
Inutile dire che i pochi giorni passati insieme trascorrevano in modo dolorosamente veloce.
Per poi ritrovarsi li,alla stazione.Ma stavolta per salutarsi.
Io cominciavo a piangere non appena il treno arrivava sul binario ed erano inutili le sue frasi:tesoro dai non piangere.Fallo per me.Voglio vederti ridere.Ci rivediamo prestissimo,promesso.
Io allora forzavo un sorriso.Ma non riuscivo a bloccare le lacrime.
Lui mi sorrideva intenerito e divertito da quella mia goffa espressione.
I minuti scorrevano e il momento più brutto era il fischio del capotreno.
Ora devi salire.Sali dai.Un bacio.Ancora un altro.Toccarlo per l’ultima volta.
E poi lo sportello si chiudeva.Con quel rumore terribile.E da dietro lui mi parlava e mi mimava frasi buffe per farmi ridere.Io ridevo e piangevo.
E quando il treno era lontano,io da sola sul binario con lo sguardo basso per non farmi vedere piangere dalla gente.
E tornare a casa e trovare le tazzine dove poco prima avevamo preso il caffè insieme.
Quel piccolo particolare mi ricordava che non era più accanto a me.
E che la prossima volta che l’avrei sentito sarebbe stato al telefono.E sarebbe ricominciata quella nostra quotidianità fatta di sms,telefonate e poco altro.
La gente mi chiedeva sempre:ma come fai a vivere una storia a 600km di distanza?
Io rispondevo che ogni storia si regge su determinati equilibri.E che forse la mia storia,in altre condizioni,sarebbe stata meno bella e che,anche se l’amore va vissuto nel presente giorno per giorno,a me piaceva quel sentire la mancanza.Quel trovarsi e dirsi addio ogni volta.
Ma forse ha ragione mia sorella.Sono fatta male io.
Mia madre si aggira per casa volando e volteggiando dalla contentezza.
Trova ogni scusa per venire in camera mia a farmi la sua DANZA DELLA VITTORIA con lei che esulta e mi fa gnè gnè gnè!
Orbene,questa è mia madre.
Oggi tornando dal lavoro irrompe nella mia stanza e dopo avermi elencato tutte le regioni OTTENUTE dal PDL mi racconta cosa le è accaduto sulla strada per casa.
Riporterò fedelmente le sue parole.
Mia mamma:tornando mi sono fermata da Fabrizio(il mio idraulico super sexy e fisicato con due occhi color cielo...un giorno vi parlerò di lui) e mentre stavamo parlando fuori dal suo laboratorio passa uno "stronzo" che conosciamo,si ferma e ci dice(riferendosi all'esito delle elezioni) "ora starete bene in mezzo a tutta questa merda"!
Lo guardo e gli dico:taci imbecille!che se tiriamo la catena il primo a scomparire sei tu!
CONOSCENDOLA SO BENISSIMO CHE S'E' TRATTENUTA ,MA SOLO PERCHE' ERA TROPPO FELICE!
Ieri mio padre rientra a casa e dirigendosi verso la camera da letto(per prendere i documenti)dice con voce squillante a mo di cantilena: VADO A FARE IL MIO DOVERE!VADO A FARE IL MIO DOVERE.
Io,che ero davanti al pc lo sento,mi alzo e vado verso di lui.Gli dico:Pipo,t'accompagno.
Controlliamo d'aver preso tutto.Mio padre si accerta anche di aver preso il foglio illustrativo su come e chi deve votare.
Arriviamo nella nostra sezione(che è sempre quella all'ultimo piano della scuola,sob).
Dicono che può entrare una donna.Mi faccio da parte.Ancora non sono pronta.
Alla fine mio papà mi farà entrare quasi per forza chiamando a gran voce dall'altra parte del corridoio:piccola di papà,puoi entrareeeeeee!
Azzzzo!E vabbè.Entriamo.
Mentre sono nella cabina(la numero 4)con le mie 5 schede(una più lunga dell'altra) mi fermo e penso:
cara,tu sai benissimo dove vorresti votare ma un domani non vorresti provare vergogna nel dirlo.
Respiro e faccio "il mio dovere".
L'unica scheda che compilo a cuor leggero è quella per il sindaco.So che NON VOGLIO RUTELLI.E tutto il resto mi va bene.
Mentre sono li dentro con la matita in mano indecisa fino all'ultimo su quel simbolo del PD sento mio padre che fuori da vita al suo solito teatrino con uno degli scrutinatori.
Se non fa la sua battuta non è lui.
Rido ascoltandolo.E nel mentre decido che non la metto la croce su quelle due lettere li.
Neanche su quelle altre 3 lettere metterò la mia croce.
Seguo il cuore.Quello in cui ho creduto per anni.
E mi sento meglio.
Esco,snobbo lo scrutinatore che voleva togliermi le schede di mano.Ci arrivo a metterle dentro da sola,cretino(avrei voluto dirgli)!
Grigio con grigio,giallo con giallo,rosa con rosa e così via.
Sono contenta perchè non sono pentita di aver votato.
Perchè in fondo,se non si scende in piazza o cmq si manifesta il proprio malcontento in un altro modo che non siano solo chiacchiere,il voto è l'unica cosa giusta da fare.